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INCIPIT
PALERMO,
BORGO VECCHIO
Il
ronzio è intermittente, ossessivo. A tratti cresce dintensità in modo
insopportabile, poi rallenta improvvisamente, sinceppa, agonizza.
Adesso
ricomincia, urla.
Nessun
dubbio. Per Terio il Borgo era accettabile solo di notte. Vuoto, rarefatto... insomma
laltra anima del quartiere schizofrenico nel quale, suo malgrado, abitava. Suo
malgrado giusto perché era uno
stanziale dellopposizione, uno spirito di
contraddizione vivente, non perché preferisse abitare da unaltra parte. Ma siccome
il Borgo era il regno incontrastato di sua madre e sua sorella, Terio sentiva di dovergli
fare la guerra per partito preso.
Guerra...
partito... opposizione...
aveva sognato di nuovo il telegiornale, ecco da dove veniva tutta quella agitazione.
Sbatté le palpebre per abituarsi alla strana luce che illuminava la camera, un bagliore
bluastro ondeggiante. Guardò lorologio: le cinque. Le cinque? Doveva essere
accaduto qualcosa in piazza, dal rumore sembrava che fosse mattina di pieno mercato.
Imprecò
fra i denti e infilò il corridoio per raggiungere la cucina, strascicando i piedi sul
pavimento di cemento a mosaico, come fossero agganciati a un peso di cento chili. Ma
cera chi lo aveva preceduto: in terrazza, sua sorella Fana era abbarbicata alla
ringhiera in modo da offrire il voluminoso didietro pericolosamente in bilico sul
parapetto e la vedova Mangiaracina, col viso livido per le luci intermittenti della
piazza, teneva le mani giunte sotto il mento che si alzava e abbassava al suono di Gèsu Gèsu Gèsu...
Più
che lesigenza di mantenere vivo il suo personaggio, brontolando a dismisura per
quellinaspettata sveglia neppure a metà delle sue abituali ore di sonno, poté la
curiosità per lo spettacolo che si rappresentava sotto di lui.
Decine
di volanti della polizia riempivano gli spazi tra le botteghe e le bancarelle coperte per
la notte. Poliziotti in assetto da combattimento brulicavano in piazza o, a gruppi,
sinoltravano nella ragnatela dei vicoli. Alcune persone erano in manette mentre
altre venivano fatte salire sulle volanti che si allontanavano sgommando.
Allangolo
di fronte, sul marciapiede largo che, di giorno, era celato da una tettoia di tela blu, al
centro di un capannello di uomini in divisa circondato da un nastro, sindividuava un
fagotto coperto da un lenzuolo bianco e rosso. Più rosso che bianco. Dal quale usciva un
paio di piedi con scarpe da ginnastica immacolate.
Terio
si strinse le braccia al petto e sollevò lo sguardo sopra i tetti con una smorfia
annoiata. Faceva freschino.
Due
uomini in borghese si avvicinarono al fagotto e presero delle misure, poi, volgendosi,
furono di fronte alla terrazza. Guardarono verso di loro. Fana sobbalzò con un rumoroso
risucchio. Terio si grattò fra i capelli eccezionalmente spettinati per il suo standard,
e decise che ne aveva abbastanza. Così se la prese con sua sorella.
«Che
sei emozionata?».
Fana,
stranamente a corto di risposte, lo fissò in silenzio. E Terio proseguì senza mutare il
tono stizzito.
«Capace
che ora scendi per farti fare
lautografo!».
E,
voltandosi, rientrò in casa sperando di riprendere il sonno interrotto. Non senza buttare
lì unultima battuta velenosa.
"Io
a questa cosa inutile di Michele Placido non l'ho potuta sopportare mai!"
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Benvenuto
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